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15 gennaio 2025 · 5 min di lettura

Perché Non Raccomandiamo WordPress

WordPress alimenta il 40% del web. Eppure lo sconsigliamo a quasi tutti i nostri clienti. Ecco perché, e cosa proponiamo al suo posto.

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Perché Non Raccomandiamo WordPress

L'anno scorso un cliente ci ha chiesto di "sistemare" il suo sito WordPress. Era lento, diceva. Qualche secondo di troppo.

Quando l'abbiamo aperto, abbiamo trovato 47 plugin attivi. Quarantasette. Uno per i cookie, uno per la SEO, uno per i form, uno per la cache, uno per ottimizzare le immagini, uno per il backup, tre per la sicurezza che probabilmente si pestavano i piedi a vicenda, e almeno una decina di cui nessuno ricordava più la funzione. Il tema era un premium da 200 template inclusi di cui ne usava uno, con un page builder che generava markup degno di un incubo lovecraftiano.

Il tempo di caricamento? Otto secondi. Su fibra.

Abbiamo passato tre giorni a ripulire, ottimizzare, disattivare plugin inutili, sostituire quelli essenziali con alternative più leggere. Alla fine siamo arrivati a tre secondi, che è ancora mediocre ma almeno non fa scappare tutti. Il cliente era contentissimo. Noi un po' meno, perché sapevamo che tra sei mesi saremmo stati di nuovo lì a fare la stessa cosa.


Questo non è un caso isolato. È la norma.

WordPress nasce nel 2003 come piattaforma di blogging. Semplice, elegante, faceva una cosa e la faceva bene. Poi è diventato "il CMS che fa tutto" e lì sono iniziati i problemi. Perché quando uno strumento cerca di fare tutto, finisce per fare tutto in modo mediocre, e il gap viene colmato da un ecosistema di plugin che nessuno controlla davvero.

Il risultato è che oggi il 43% del web gira su WordPress, ma buona parte di quel 43% sono siti sovraccarichi, lenti, vulnerabili, e costosi da mantenere. Non perché WordPress sia intrinsecamente cattivo, il core è ragionevole, ma perché il modo in cui viene usato nella pratica è quasi sempre sbagliato.


Il problema della sicurezza è quello che ci preoccupa di più. WordPress è il CMS più attaccato al mondo, e non per caso: è un bersaglio enorme e prevedibile. Gli attaori malevoli sanno esattamente dove cercare, quali plugin hanno vulnerabilità note, quali configurazioni di default sono deboli. Sucuri riporta che nel 2024 oltre il 96% dei siti CMS compromessi erano WordPress. Certo, è anche il più diffuso, quindi la statistica è in parte ovvia. Ma il punto resta: se non aggiorni tutto costantemente, se non monitori, se non hai qualcuno che sa cosa sta facendo, sei esposto.

E qui c'è il paradosso. WordPress viene venduto come "facile", la soluzione per chi non vuole pensare alla tecnologia. Ma un sito WordPress lasciato a sé stesso diventa un colabrodo nel giro di pochi mesi. La facilità iniziale si paga con complessità operativa nel tempo.


Poi c'è la questione performance, che per noi è quasi una fissazione. Un sito lento è un sito che perde utenti, perde conversioni, perde ranking su Google. Non sono opinioni, sono dati: ogni secondo di caricamento in più corrisponde a una percentuale misurabile di abbandono.

Il problema è che WordPress, nella configurazione tipica, è strutturalmente lento. Il tema premium medio include migliaia di righe di CSS e JavaScript che non userai mai. Il page builder genera DOM annidati all'infinito. Ogni plugin aggiunge le sue query al database, i suoi script, i suoi stili. E alla fine ti ritrovi con un sito da 8 MB che deve eseguire 200 richieste HTTP per mostrare una homepage con tre paragrafi di testo e un'immagine.

Sì, esistono plugin di caching. Esistono CDN. Esistono ottimizzazioni. Ma è come mettere un turbo su un'auto con le ruote quadrate: migliora, ma il problema di fondo resta.


Non siamo dogmatici. WordPress ha senso in alcuni casi specifici: budget molto limitato con competenze interne per la manutenzione, blog puri senza pretese di performance, prototipi veloci per validare idee, situazioni in cui servono plugin specifici che non esistono altrove. In questi casi, va bene, usalo.

Ma per il sito aziendale medio, per l'e-commerce che deve convertire, per la web app che deve scalare? Ci sono alternative migliori. Siti statici generati con Astro o Hugo per chi ha contenuti che cambiano raramente: veloci, sicuri, praticamente gratis da hostare. CMS headless come Payload o Strapi accoppiati a frontend moderni per chi vuole flessibilità senza il bagaglio di WordPress. Sviluppo custom per chi ha esigenze specifiche che nessun CMS può soddisfare davvero.

Costano di più inizialmente? A volte sì. Ma il costo totale nel tempo, manutenzione, sicurezza, performance e frustrazione è quasi sempre inferiore.


Quando un cliente ci chiede un sito WordPress, la prima cosa che facciamo è chiedere perché. Le risposte più comuni sono "perché lo usano tutti" e "perché poi posso modificarlo da solo". La prima non è un motivo. La seconda è spesso un'illusione: quanti clienti modificano davvero il proprio sito dopo il lancio? E quelli che lo fanno, di solito combinano disastri che poi tocca sistemare.

Preferiamo proporre la soluzione giusta per il problema specifico. A volte è WordPress. Più spesso no.

Se stai valutando un progetto web e vuoi capire quale tecnologia ha senso per il tuo caso, parliamone. Nessun pregiudizio, solo un'analisi onesta di cosa ti serve davvero.

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